Martedì 12 febbraio h 10.15

al Teatro Villoresi di Monza

Esodo

pentateuco#2

di Diego Runko, Chiara Boscaro, Marco Di Stefano

con Diego Runko

drammaturgia Chiara Boscaro

regia Marco Di Stefano

compagnia La Confraternita del Chianti

 

voce di Ivna Bruck | musiche originali Lorenzo Brufatto | eseguite e registrate dall’ensemble da camera Il canto sospeso

traduzioni Craig Allen, Ester Barlessi, Brigita Lorger, Tamara Turšič

assistente alla regia Cristina Campochiaro
un progetto La Confraternita del Chianti | una produzione Associazione K. Dramma Italiano di Fiume, Teatro Nazionale Croato Ivan De Zajc (Rijeka/Fiume - Croazia) in collaborazione con Teatro Verdi – Teatro del Buratto con il sostegno di Regione Lombardia – NeXT 2015

spettacolo vincitore Primo Premio Museo Cervi – Teatro per la Memoria 2016
spettacolo vincitore del Teglio Teatro Festival Valtellina 2016 
selezione IN-BOX 201

testo vincitore del Concorso Nazionale di Drammaturgia Civile “Giuseppe Bertolucci”
 

 

tema storia, pace, immigrazione
linguaggio teatro d'attore, nuova drammaturgia
durata 75 minuti
età consigliata 14-19 anni

biglietti interi € 8,50

biglietti ridotti € 7

scarica la

PRESENTAZIONE >

“Pentateuco” è un progetto con 5 monologhi, 5 attori, 5 partner internazionali e 1 italiano, 5 storie di migrazione che prendono spunto dai primi 5 libri della Bibbia. “ESODO pentateuco #2” è il secondo capitolo, e il suo protagonista è Rudi. Rudi non è mai emigrato, ma tanti ne ha visti partire, sul Toscana, il piroscafo che portava gli esuli in Italia.
Rudi è un istriano di Pola, come il bambino di dieci anni cui decide di raccontare la sua storia. Una storia rocambolesca fatta di bombe, di zanzare, di barche e di Alida Valli. Ma Rudi non è il solo personaggio di “Esodo”, nasce dalle vicende familiari dell'attore, originario di Pola. Diego Runko recita in quattro lingue (italiano, sloveno, croato e inglese) e un dialetto (istro-veneto) per dar vita a diversi personaggi: il giornalista croato alle prime armi, il soldato inglese tifoso del Liverpool, il sacerdote partigiano, il ragazzo di Pola che pesca con le bombe per la prima volta in vita sua.
A fare da cornice, due date simbolo: il 25 giugno 1991, giorno dell'Indipendenza della Croazia, e il 18 agosto 1946, giorno in cui un’esplosione sulla spiaggia di Vergarolla segna simbolicamente l'inizio dell'Esodo. Un’esplosione che uccide più di sessanta persone, ma che non viene rivendicata da nessuno. Nel 2016 saranno trascorsi settant’anni, e ancora non si conoscono i nomi dei colpevoli.
Diego Runko è dunque istriano. Di quelli che hanno nel sangue nazionalità diverse, popoli diversi, diverse lingue. La sua famiglia non ha partecipato all’esodo post-bellico, anzi in Istria è rimasta e, in parte, tuttora vive.
L’Istria è sempre stata una terra di confine, una zona in cui tracciare una separazione netta tra italiani, croati e sloveni è pressoché impossibile. Gli istriani sono stati, e sono tuttora, abituati ad accogliere piuttosto che a respingere, e gli stati a cui questa terra, negli anni, è appartenuta, hanno sempre cercato di far prevalere la propria nazionalità. Oggi, se si viaggia dall’Italia verso la Croazia, subito oltre il confine c’è un cartello, un cartello che recita le parole “Istra – zemlja dobrih ljudi. Istria – terra di brava gente”.
Di questa gente, e anche per questa gente, noi vogliamo parlare.

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